Il partito di Kafka

1/2020, Luglio ISBN: 9788855221153pp. 83 - 105 DOI: 10.48247/P2020-1-006

Abstract

Kafka, come è noto, non si rifà alla tradizione halachica, attraverso la quale i rabbini codificarono le leggi, ma usa la modalità aggadica, cioè una forma poetica, quella della leggenda, evitando in tal modo che la propria scrittura potesse funzionare anch’essa come legge. Da tutto ciò possiamo da subito apprendere alcune cose: oltre a indicare che l’uso che facciamo della scrittura è sempre un prendere posizione davanti alla legge, Kafka ci mostra la possibilità di uno stile di scrittura destituente. Infine e tenendo presente, per il nostro prosieguo e già come suo compimento, che questo procedere rimanda direttamente allo studio come pratica messianica, in questo più simile al gioco che non alla severa disciplina scolastica, potremmo concluderne che se il dare forma poetica al linguaggio è, parafrasando Fortini, omologo alla formalizzazione della vita che è «il fine e la fine del comunismo», allora veramente rivoluzionario è solamente quel movimento che porta questi due esercizi di formalizzazione alla loro coincidenza.

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