Filosofia e Cartografia

Prospettive storiche, teoriche, estetiche e politiche

A cura di Tommaso Morawski e Ernesto C. Sferrazza Papa

Numero 2, 2018, dicembre
ISBN: 978-88-31928-39-7 | Anno XI

Presentazione

Tommaso Morawski e Ernesto C. Sferrazza Papa, Nota dei curatori

Contatti

info » redazione[at]rivistapolemos.it
call for paper » cfp[at]rivistapolemos.it

call for paper

Pólemos no. 2, 2019: FILOSOFIA DELLA TECNICA

a cura di Mico Capasso e Dario Cecchi.

La riflessione filosofica sulla tecnica ha conosciuto recentemente un significativo ampliamento degli orizzonti. Le grandi proposte che hanno caratterizzato la seconda metà del Novecento – da Heidegger fino ad Adorno e Horkheimer, passando attraverso i numerosi pensatori che si sono mossi tra eredità heideggeriana e teoria critica: Anders, Arendt, Ellul, Habermas, Jonas, Marcuse e Vattimo, per citare solo alcuni nomi – sono state accomunate, pur tra differenze e contrapposizioni, dall’esigenza di pensare criticamente la tecnica. Essa si è presentata come contrassegno indiscutibile (e non ignorabile) della modernità, ma anche come momento di ‘fine’, o perlomeno di crisi radicale, della civiltà occidentale.
La ricerca più recente – in parte occupandosi degli sviluppi concreti nel campo dell’evoluzione tecnologica, in parte riscoprendo autori prima ignorati o interpretati in maniera parziale – ha provocato un cambio di paradigma nella filosofia della tecnica. In luogo di una riflessione del destino della (o nella) tecnica, emerge l’esigenza di un’indagine dell’oggetto tecnico in quanto tale, della sua intrinseca creatività e del contributo autonomo alla nascita di forme di vita. A questa frattura epistemologica hanno contribuito senz’altro la riscoperta e lo studio dell’opera di Gilbert Simondon e l’edizione critica dell’Opera d’arte di Walter Benjamin, che ha fatto emergere l’attenzione del filosofo per la distinzione (e la dialettica) tra la tecnica come “dominio” e la tecnica come “gioco”. Altri autori e movimenti meritano di essere riscoperti e ripensati, nella prospettiva di un nuovo pensiero della tecnica: dall’antropologia filosofica – si pensi esemplarmente a Gehlen – all’operaismo; per non citare, tra gli altri, filosofi e studiosi di diversa formazione e provenienza quali Bachelard, Canguilhem Derrida, Serres, Stiegler, Fink, Flusser o Kittler.
In larga misura sono i fenomeni emergenti a spingere verso un tale cambio di paradigma: l’apparizione di internet, l’affermazione di un rapporto con la realtà sempre più mediato dalla tecnologia (o illusoriamente ‘disintermediato’ rispetto ad altre forme di mediazione) e l’affermarsi di una logica multimediale e interattiva; la progettazione e la diffusione di dispositivi, reti e tecnologie smart volte a ottimizzare le nostre prestazioni o il soddisfacimento dei nostri bisogni; la crescente diffusione dell’uso di immagini prodotte tecnicamente (selfie, visual storytelling ecc.) nella comunicazione (anche politica) e l’assottigliarsi dei confini tra usi (o riusi) informali e usi (o riusi) artistici dell’immagine; l’emergere di nuovi tipi e modalità di concepire il dispositivo mediale (ad esempio secondo il modello della registrazione di un’informazione e non più della trasmissione); l’affermarsi dell’algoritmo come forma eminente di razionalità (sia nella versione ‘ottimistica’ di una “intelligenza collettiva” sia nella versione ‘pessimista’ di un nuovo genere di dominio da parte del capitale); la possibilità di intervenire ‘artificialmente’, attraverso le biotecnologie, sul dato ‘naturale’, con rilevanti interrogativi sulla trasformazione (o addirittura sul superamento) dell’identità dell’individuo (umano e non solo). (more…)