GENEALOGIA TRAGICA DELL’ETICITÀ HEGELIANA nel «Saggio sul diritto naturale»

1/2006, febbraio ISBN: 88-901301-0-5pp. 156 - 186

Abstract

Le poche pagine in cui si consuma la «tragedia dell’assoluto» segnano un passaggio decisivo nell’elaborazione della filosofia hegeliana come identità di pensiero del tragico e tragicità del pensiero1. Tale tragedia costituisce uno snodo decisivo nella genealogia del concetto speculativo, pietra angolare del sistema hegeliano. Essa è rappresentata nel cuore di un testo fondamentale nella formazione della filosofia hegeliana: il Saggio sul diritto naturale (1802-3)2. In esso si compie il primo atto della soggettivizzazione della sostanza mediante il suo incarnarsi nella tragedia della vita etica. Il progettato compimento della critica alla filosofia trascendentale si estende, quasi inconsapevolmente, sino al superamento della concezione schellinghiana dell’identità, da cui aveva preso le mosse. La forma critica si radicalizza sino a togliersi in una comprensione dell’assoluto3 oramai autonoma da quella enunciata nella Differenza tra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling (1801)4. La densità e complessità del saggio è dovuta al progressivo emergere del livello ulteriore cui è giunta l’idea speculativa, la quale scopre il proprio fondamento reale nella totalità della vita etica – rappresentata nell’articolo nella forma di una tragedia greca: le Eumenidi di Eschilo. L’evolversi della concezione hegeliana del tragico nel Saggio sul diritto naturale si struttura in tre livelli. Essi sottendono un’articolazione dialettica in un sillogismo non del tutto consapevole al suo ideatore. Primo momento di tale sillogismo è costituito dalla tragedia dell’assoluto, che espone sul piano logico- metafisico l’auto-negazione della filosofia dell’identità. Il secondo è costituito dal suo incarnarsi nel particolare attributo soggettivo dell’assoluto: la tragedia della vita etica. Nel terzo momento, quest’ultima si individualizza nella sua manifestazione esemplare: le Eumenidi 5
Il livello logico-metafisico appare, dunque, come il luogo originario dell’auto- negazione dell’idea speculativa e la tragedia della vita etica come sua manifestazione nell’attributo trascendentale. Tuttavia, nel corso del Saggio sul diritto naturale il livello etico-politico è posto come realizzazione del concetto altrimenti astratto dell’assoluto. L’universale, il mero concetto del divino, vive unicamente incarnandosi nello spirito del popolo come «Atene di Atena», la divinità nella bella totalità etica greca. Sarà proprio tale divinità a risolvere il conflitto tragico nelle Eumenidi, conciliando nell’assoluto della vita del popolo la drammatica contraddizione apertasi al suo interno tra diritto dell’individualità e diritto della totalità etica. Con un rovesciamento che sarà proprio della logica dell’essenza, il fondamento astratto – in questo caso la tragedia dell’assoluto – scopre la sua verità nel fondato, la tragedia dell’etico. Solo a partire da quest’ultima – ovvero dal fondamento realizzato e, dunque, effettuale, vero – la tragedia dell’assoluto è in grado di determinarsi come l’astratto fondamento originario. Il saldo punto di partenza nella filosofia dell’identità, da cui muove Hegel all’inizio del saggio, finirà nel suo sviluppo per auto-denunciare la propria astrattezza, mediante il suo realizzarsi nell’effettualità della sfera etico-politica. Quest’ultima, considerata all’inizio del saggio mero attributo soggettivo dell’identità assoluta di soggetto e oggetto, scoprirà, nella sua esemplificazione tragica, di essere divenuta il fondamento reale del suo fondamento sostanziale. È proprio il muovere dell’argomentazione hegeliana dalla filosofia schellinghiana dell’identità a impedire il superamento della realizzazione etica del concetto in quello che sarà lo spirito assoluto, ovvero l’auto-negarsi dello spirito oggettivo nel sapere assoluto. La stessa articolazione interna di quest’ultimo procede nel saggio in senso opposto a quella del sistema: la filosofia non è pensata come risultato del superamento dialettico delle precedenti manifestazioni dell’assoluto, ma come mero fondamento, astratto concetto logico-metafisico della vita reale dell’idea. L’espressione più concreta dell’incarnarsi etico-politico dell’universale logico è individuata nella forma rappresentativa – artistico- religiosa – della tragedia. In altri termini, Hegel vede nella tragedia logico- metafisica dell’assoluto la manifestazione etico-politica del destino di un assoluto che si realizza unicamente nella bella conciliazione delle contraddizioni dell’eticità popolare, rappresentata dalle Eumenidi di Eschilo. In questo processo di progressiva emancipazione filosofica da Schelling, giunta a compimento con la stesura della Fenomenologia dello spirito – introduzione o prima parte del sistema –, le notazioni sulla tragedia dell’assoluto sono determinanti nell’elaborazione non solo del più antico Sistema dell’eticità, ma della stessa concezione dialettica dell’assoluto. Detto altrimenti, nonostante una forma espositiva debitrice nei confronti di Schelling e alcune definizioni dell’assoluto improntate ad uno spinozismo trascendentalizzato, è proprio l’esemplificazione del processo costitutivo dell’idea, condotto sulla base della tragedia greca, a segnare un avanzamento decisivo nella configurazione del sistema hegeliano.

  1. A partire dal pionieristico studio di H. Glockner – che osservava: «Questa filosofia della tragedia che l’assoluto gioca eternamente con se stesso è la cosa più profonda che Hegel abbia mai pensato. Essa forma il contenuto della visione del mondo pantragica. La forma particolare nella quale si esprime in maniera sistematica questa visione del mondo pantragica è stata logico-dialettica. Il panlogismo può dunque essere designato come il destino della filosofia hegeliana» (H. Glokner, Hegel, Bd. 2, Frommann, Stuttgart 1940, p. 333) – diversi interpreti hanno messo in luce il ruolo decisivo del tragico nella filosofia hegeliana. Ci limitiamo qui a citare le monografie più recenti: M. Schulte, Die «Tragödie im Sittlichen». Zur Dramentheorie Hegels, München 1992; C. Alegria, Tragödie und bürgerlische Gesellschaft: Motive und Probleme des politischen Aufhebung des “Notstaats” bei Hegel, Lang, Frankfurt a.M. 1995; C. Menge, Tragödie im Sittlichen. Gerechtigkeit und Freiheit nach Hegel, Frankfurt a.M., 1996; F. Changyang, Sittlichkeit und Tragik. Zu Hegels Antigone Deutung, Bouvier, Bonn 1995.
  2. G.W.F. Hegel, Über die wissenschaftlichen Behandlungsarten des Naturrechts, in Gesammelte Werke, Bd. 4, Jenaer Kritische Schriften, hg. von H. Buchner e O. Pöggeler, Meiner, Hamburg 1968 ff., pp. 417-85. Di quest’opera esistono due traduzioni italiane condotte entrambe non su tale edizione critica , ma sulla successiva: Id., Werke, Auf der Grundlage der Werke von 1832-1845, Bd. 2, neue Ausg., Redaktion E. Moldenhauer e K.M. Michel, Suhrkamp, Frankfurt a. M. 1970, pp. 434-530. La prima, di Antonio Negri, è: Id., Le maniere di trattare scientificamente il diritto naturale, in Scritti di filosofia del diritto (1802-1803), Laterza, Bari 1962, pp. 3-125. La seconda, di Marcello Del Vecchio, è: Id., Eticità assoluta e diritto positivo, Franco Angeli, Milano 2003. Per la traduzione italiana ci siamo serviti del testo dell’edizione critica del 1968, accogliendo in diversi casi soluzioni presenti in entrambe le traduzioni italiane. Per comodità del lettore abbiamo mantenuto il rinvio alla pagina corrispondente al testo tedesco di ambedue. Nel nostro testo le citazioni dall’originale saranno accompagnate tra parentesi tonde dalla sigla GW, IV: seguita dal numero della pagina dell’edizione critica. La traduzione di Del Vecchio sarà indicata con la sigla EA: seguita dalla pagina; quella di Negri da Dn: seguita dal numero della pagina. Infine, abbiamo aggiunto in parentesi quadre nostre precisazioni allo scopo di rendere in alcuni passaggi le citazioni maggiormente intelligibili al lettore.
  3. Hegel chiarisce in un articolo introduttivo al «Giornale critico di filosofia» come la critica possa essere sviluppata solo a partire dal suo fondarsi nell’assoluto, dal momento che «l’idea della filosofia è essa stessa la condizione e presupposizione senza la quale non si potrebbe che eternamente opporre soggettività a soggettività e mai l’assoluto al condizionato» (G.W.F. Hegel, Gesammelte Werke, Bd. 4, cit., p. 117).
  4. Punti di riferimento essenziali di Hegel nella prima elaborazione dell’idea speculativa sono certamente gli scritti di F.W.J. Schelling: Einleitung zu einem Entwurf eines Systems der Naturphilosophie, Jena e Lipsia 1799, che analizza il mondo fisico in una prospettiva spinozista, Il sistema dell’idealismo trascendentale (System des transzendentalen Idealismus, Tubinga 1800; trad. it. di G. Semerari, Laterza, Bari 1995), suo pendant dal punto di vista dello spirito, ma soprattutto Esposizione del mio sistema filosofico (Darstellung meines Systems der Philosophie in «Zeitschrift für spekulative Physik», Bd. 1, Heft 1, pp. 100-36 e Bd. 2, Heft 2, pp. III-XIV e 1-27, 1801; trad. it. di G. Semerari, Laterza, Bari 1969), citato nella Differenza.
  5. L’intera articolazione dialettica dei tre momenti in cui si sviluppa la concezione hegeliana del tragico nel saggio è magistralmente esposta da Bernard Bourgeois. Ci limitiamo qui a citare la sua interpretazione della dialettica che lega i due primi momenti: «Nella manifestazione pratica o soggettiva della ragione assoluta, la natura etica (…) è sviluppata tanto al livello di se stessa come vita etica assoluta, quanto al livello delle sue due nature, organica (la vita etica assoluta) ed inorganica (la vita etica relativa), come un’unità gerarchica, a vantaggio della prima, dell’identità e della differenza, tale che la differenza sussiste proprio là dove è negata, ed è negata proprio là dove sussiste; essa può dunque fornire all’assoluto stesso il principio della sua auto-differenziazione o manifestazione universale» (B. Bourgeois, Le Droit Naturel de Hegel (1802-1803), Commentaire. Contribution à l’étude de la spéculation hégélienne à Iéna, Vrin, Paris 1986).
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