HÖLDERLIN E HEGEL: TRA UNIFICAZIONE E DIALETTICA

1/2006, febbraio ISBN: 88-901301-0-5pp. 237 - 249

Abstract

La questione dell’appartenenza del poeta Friedrich Hölderlin all’universo filosofico tedesco sembra essere ormai definitivamente risolta1. L’importanza della speculazione hölderliniana non è in discussione, semmai questo piccolo saggio vuole dare un contributo a quella problematica di gran lunga più complessa che consiste nella ricognizione del ruolo filosofico specifico che l’autore dell’Iperione svolse nei confronti del nascente Idealismo. La ricezione dell’opera di Hölderlin da parte della critica filosofica è stata talmente profonda e complessa che si potrebbe, a partire da Nietszeche, tracciare una storia dell’ermeneutica hölderliniana che di volta in volta lo ha visto protagonista minore dell’Idealismo tedesco o suo grande ispiratore, o, addirittura, nel caso di Heidegger, opposto in maniera antitetica all’Idealismo stesso e alla metafisica occidentale2. Questo contributo vuole non solo restituire Hölderlin all’Idealismo tedesco, ma anche ricondurre l’autore de La morte di Empedocle al ruolo di assoluto protagonista e ispiratore dell’universo speculativo dell’età goethiana. In maniera più specifica vuole riaffermare, grazie anche al supporto critico dell’opera di Dieter Henrich3, l’importanza fondamentale di Hölderlin nella formazione intellettuale di Hegel. La strada, infatti, che porta al «sistema» di Hegel risulterebbe di fatto incomprensibile senza ammettere il debito di questi nei confronti della «filosofia dell’unificazione» («Vereinigungsphilophie») di Hölderlin. Questo, che oggi sembra un dato di fatto acquisito, è invece un approdo storiografico molto recente. Solo nel 1907, grazie all’edizione delle Theologische Jugenschriften di Hegel, curata dal Nohl, si è cominciato a riconoscere l’importanza della comunione filosofica che legava Hegel e Hölderlin ai tempi di Francoforte e Homburg tra il 1797 ed il 1800. Lo stesso Dilthey, nel suo celebre saggio del 1906 su Hölderlin4, aveva sottolineato le assolutamente non casuali analogie strutturali esistenti tra i frammenti dell’Empedocle e le varie stesure hegeliane de Lo spirito del cristianesimo. Alcuni anni più tardi, era decisiva l’opera di Hans-Gero Boehm5 che forniva la prova di come già a Francoforte, e proprio sotto l’influsso di Hölderlin, Hegel si fosse attestato su posizioni che avrebbero contribuito, poco più tardi, alla nascita del metodo dialettico. Dopo il già citato tentativo heideggeriano di sottrarre Hölderlin all’Idealismo tedesco, bisognerà arrivare a metà degli anni sessanta del ventesimo secolo per ottenere la prova certa di una stretta connessione tra i frammenti filosofici di Hölderlin e la genesi della filosofia hegeliana. Ci riferiamo in particolare agli studi di Otto Pöggeler[6 O. Pöggeler, Hegels Jugendschriften und die Idee einer Phänomenologie des Geistes, Alber, Freiburg 1973.] e di Dieter Henrich.

  1. Per una storia della critica sull’opera filosofica di Hölderlin cfr. A. Pellegrini, Hölderlin. Storia della critica, Sansoni, Firenze 1956, poi ampliata dall’edizione tedesca, Berlino 1965. Sulla questione dell’appartenenza di Hölderlin alla filosofia N. Hartmann, in Philosophie des deutschen Idealismus (Walter de Gruyter, Berlin 1960, p. 184), ha negato la rilevanza filosofica degli scritti teorici di Hölderlin, mentre W. Boehm, in Hölderlin (Bd. 1, M. Niemeyer, Halle-Saale 1928, pag. 140), e K. Hildebrandt, in Hölderlin. Philosophie und Dichtung (Stutgard 1939, p. 182), hanno considerato di pertinenza filosofica gli stessi scritti hölderliniani. Per il rapporto di Hölderlin con l’idealismo si veda R. Ruschi, Hölderlin “filosofo” dell’idealismo tedesco, in «Cultura e scuola», CVI, 1988, pp. 131-144, e CVII, 1988, pp. 116- 128. Sullo stesso argomento si tenga conto del prezioso saggio di R. Bodei, Hölderlin: la filosofia e il tragico, posto come introduzione a F. Hölderlin, Sul Tragico, Feltrinelli, Milano 1989, pp.7-71.
  2. «E sebbene Heidegger stesso si sia posto personalmente in una posizione di ‘ascolto’ della poesia di Hölderlin, chi può affermare, nel caso di Hölderlin, che il compito dell’ermeneutica è esclusivamente quello di comprendere il poeta meglio di quanto egli abbia compreso se stesso? Prima bisognerebbe, appunto, capire più a fondo come ha compreso se stesso, anche nel quadro delle tecniche e traduzioni poetiche ‘interne’ al ‘modo di procedere dello spirito poetico’» (R. Bodei, Sul tragico, cit. p.70).
  3. Dieter Henrich si è imposto nel campo degli studi filosofici con delle originali interpretazioni di Kant, Fichte, Hölderlin e Hegel. I suoi interessi storiografici, infatti, si sono con- centrati soprattutto sull’Idealismo tedesco. Da un punto di vista più strettamente teoretico ha indagato alcune categorie centrali del pensiero filosofico come l’autocoscienza, il rapporto soggetto-oggetto, l’identità. Si è occupato anche di estetica, di etica e della filosofia politica dell’età moderna. Sulla questione del rapporto tra Hegel e Hölderlin, Henrich ha prodotto una serie considerevole di scritti tutti volti ad avvalorare la tesi della fondamentale influenza di Hölderlin sul giovane Hegel, tra i quali Hegel im Kontext (Suhrkamp, Frankfurt a. Main 1971) sarà la fonte critica principale alla quale il presente saggio si ispirerà. Sullo stesso argomento critico cfr. D. Henrich, Jacob Zwillings Nachlaß. Eine Rekonstruktion. Mit Beiträgen zur Geschichte des spekulativen Denkens, Bouvier, Bonn 1986; Id., Über Hölderlins philosophische Änfange, in «Hölderlin Jahrbuch», XXIV, 1984-1985; Id., Philosophisch- Theologische Problemlage im Tübinger Stift zur Studienzeit Hegels, Hölderlins und Schellings, in «Hölderlin Jahrbuch», XXV, J.C.B. Mohr, Tubingen 1986-1987.
  4. W. Dilthey, Friedrich Hölderlin, in Das Erlebnis und die Dichtung. Lessing, Goethe, Novalis, Hölderlin, Vandenhoeck und Ruprecht, Göttingen 1906, pp. 242-317. 5 H.G. Boehm, Das Todesproblem bei Hegel und Hölderlin, Diss., Marburg 1932. 6 O. Pöggeler, Hegels Jugendschriften und die Idee einer Phänomenologie des Geistes, Alber, Freiburg 1973. 238
  5. H.G. Boehm, Das Todesproblem bei Hegel und Hölderlin, Diss., Marburg 1932.
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