Pólemos no. 2 2026: Magia e critica

A cura di Andrea D’Ammando e Francesco Restuccia

Nell’ultimo secolo diversi studiosi – filosofi, antropologi, sociologi, teorici dei media – hanno recuperato i concetti di magia, pensiero magico o coscienza magica per definire tratti peculiari del contemporaneo. Tali categorie sono state impiegate tanto per descrivere patologie sociali e culturali quanto per individuare possibili antidoti a esse.

A partire dagli studi classici di Frazer, Mauss, Malinowski e De Martino, il concetto di magia è stato utilizzato per riferirsi a processi caratterizzati da una peculiare indecifrabilità: pratiche o credenze risultano connesse a determinati effetti in modo indiretto ma con apparente immediatezza, senza che i soggetti coinvolti siano consapevoli della loro genesi concreta. Una dimensione magica è stata così attribuita alle nuove tecnologie, segnate da una crescente complessità strutturale a fronte di una semplificazione dell’uso, secondo il modello della black box (Flusser, Davis). Più recentemente, inoltre, i modelli predittivi dell’intelligenza artificiale sono stati accostati alla pratica divinatoria (Esposito).

Legata al rito e al gioco, la magia richiama da vicino la sfera estetica. Non si tratta solo della (presunta o effettiva) origine magico-rituale dell’arte (Benjamin). Una componente di indecifrabilità e incontrollabilità simile a quella della magia, infatti, caratterizza anche l’esperienza estetica, spesso descritta e analizzata – non a caso – facendo ricorso al concetto di “non so che” o all’idea di “stati che sono effetti essenzialmente secondari” (Elster). Per quanto sia possibile tentare di predisporre le condizioni di un’esperienza estetica – ad esempio decidendo di fruire di una certa opera, o esponendosi a una certa atmosfera – la sua riuscita non è ottenibile deliberatamente e intenzionalmente, ma resta fuori dal nostro controllo: anzi, è proprio la sua indisponibilità a renderla tale e a permettere che funzioni (Velotti). Una dinamica simile emerge nella ricerca di stati estatici attraverso dispositivi psichedelici – musica, sostanze psicoattive, ritualità collettive –, spesso intrecciati a immaginari esoterici di matrice magica (McKenna), che si manifestano nella loro forma più ricca e significativa solo spontaneamente (“come per magia”, verrebbe da dire). Anche la comunicazione di massa, tanto politica quanto commerciale, opera mediante dispositivi di persuasione frequentemente accostati a forme di suggestione magica (Cavalletti). Il riferimento alla magia ha così funzionato sia come strumento di delegittimazione – si pensi alla figura della strega (Federici) – sia come risorsa rivendicativa per soggettività marginali (Consigliere). Sotto certi aspetti, d’altra parte, un rapporto “magico” con il mondo si configura come un rapporto “reincantato”, in grado di far emergere forme di vita alternative rispetto a quelle dominanti (Stiegler, Campagna).

Questo numero di Póllemos intende indagare la fertilità del concetto di magia come chiave di lettura della nostra contemporaneità, a partire dal riconoscimento della sua fondamentale ambivalenza. Qual è il potenziale estetico e politico dei dispositivi magici, e quali i pericoli di un “ritorno alla magia”? Esiste una “buona magia” e, di contro, una “cattiva magia”? O è solo un modo diverso di utilizzarne i meccanismi e gli effetti? In questa prospettiva, ogni indagine seria e motivata sul concetto di magia deve necessariamente accompagnarsi a una “critica della magia”: non una semplice demistificazione, ma un’analisi delle condizioni, delle implicazioni e dei limiti del suo impiego come categoria filosofica e come strumento estetico-politico.

 

I curatori invitano a proporre contributi sui seguenti nuclei tematici:

  • L’impiego delle categorie antropologiche di magia in filosofia
  • Magia e tecnica: il carattere magico della tecnica
  • Tecnica e magia: il carattere tecnico della magia
  • Magia e intelligenza artificiale
  • Magia ed estetica: il “non so che” e la dialettica del controllo
  • Arte e magia: la magia nelle pratiche artistiche contemporanee
  • Pratiche estatiche, ritualità psichedeliche e immaginari esoterici nell’Occidente contemporaneo
  • Politica e suggestione: dispositivi magico-persuasivi nella comunicazione di massa
  • Magia, marginalità e conflitto: tra stigmatizzazione e pratiche di riappropriazione politica

Istruzioni per l’invio

Gli articoli, per un limite massimo di 40.000 caratteri (spazi inclusi), accompagnati da un abstract di 1000 caratteri (in italiano e in inglese), devono essere inviati all’indirizzo e-mail cfp@rivistapolemos.it entro il 15 luglio 2026 (in uno dei seguenti formati: .doc, .docx, .odt). Inviare cortesemente articoli e abstract in un unico documento che sia adatto alla revisione anonima (double blind peer review). Sono particolarmente graditi contributi direttamente pertinenti alle linee di ricerca suggerite. Articoli concernenti aree connesse al tema saranno ugualmente presi in considerazione. Sono accettati contributi in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo. Per l’invio degli articoli preghiamo gli autori di attenersi alle norme editoriali della rivista (scarica le norme).

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