La rivista “Polemos. Materiali di filosofia critica e sociale” (fascia A, ANVUR) invita a contribuire a un numero dedicato al tema “Imitazione tra riconoscimento e autonomia. Specificità dell’umano e nuovi paradigmi”.
La questione della natura dell’imitazione, dei suoi fondamenti coscienziali e delle sue condizioni sociali, del suo rapporto con le dinamiche del riconoscimento e dell’autonomia, ha assunto in tempi recenti una nuova crescente centralità alla luce degli sviluppi di modelli macchinici di interazione che simulano il comportamento verbale e non degli esseri umani (Crawford 2022; Floridi & Cabitza 2021; Floridi 2023; Fuchs 2022; Nass & Brave 2007; Guzman 2023; Guzman 2020; Friedman 2022). Soprattutto dinanzi ai repentini progressi dell’IA, la riflessione filosofica sembra non poter più esimersi dal problematizzare l’effettività di quell’eccedenza che viene considerata il contrassegno delle costruzioni di senso specificamente umane. In tale riflessione rientra, in particolare, la messa in stato d’accusa della irriproducibilità delle forme dell’interazione umana che instaurano lo spazio entro cui è possibile pensare il processo del riconoscimento di sé e d’altri. Queste forme di interazione, che si manifestano in modo precipuo mediante l’uso del linguaggio e delle sue potenzialità descrittive ed espressive, rappresentano oggi la sede in cui le abilità mimetiche e agenziali dei sistemi macchinici “intelligenti” si esercitano e sviluppano. Ciò che è cambiato, come tendono a sottolineare gli studi nel campo della Human-Machine Communication (Guzman 2020; Guzman & Lewis 2020; Jones 2024), è che, mentre fino a tempi recenti l’interazione linguistica è stata indagata come relazione specifica dell’umano con l’umano – ponendo l’ente tecnologico come strumento di mediazione – questo paradigma rischia oramai di apparire non più sufficiente visto lo sviluppo delle capacità autoriali dell’IA generativa, la quale ora si impone sulla scena relazionale come soggetto portatore di agency, cioè di capacità autonome di generare discorsi dotati di senso. Nel contesto di grande innovazione tecnica, inquadrata in ciò che Don Ihde aveva definito relazione di alterità (Ihde 1990, 1993, 2010), l’agire dell’ente tecnologico sembra assumere oggi i tratti essenziali dell’autonomia, quali la capacità di avviare ragionamenti, di operare in modo teleologicamente orientato, di fornire risposte che siano sensibili ai contesti. In questo quadro, si apre la questione, tanto essenziale, quanto controversa, dall’applicabilità del concetto di imputabilità o “accountability”, per descrivere e valutare adeguatamente le interazioni tra umano e macchinico. Ciò riguarda non soltanto le enormi potenzialità predittive dei nuovi modelli di IA, già frequentemente in uso nella determinazione di scelte in campi essenziali della vita umana (fra cui politica ed economia), ma la stessa configurazione di senso che caratterizza ciò che gli esseri umani intendono, in generale, come l’autonomia del loro stesso agire.
Nel solco di queste aperture culturali, molteplici sono le questioni che possono essere sollevate, fra cui:
- Quali forme relazionali e imitative emergono quando la tecnologia diventa soggetto dotato di agency?
- Quale processo di presa di coscienza del sé e dell’alterità si innesca nell’interazione tra umano e macchinico?
- In che modo tutto questo modifica, se lo fa, i concetti di imitazione e riconoscimento?
- Come l’interazione umano-macchina istituisce degli standard di performatività ed efficienza dell’agire?
- Come cambia il nostro concetto di autonomia in un contesto decisionale fortemente influenzato da elementi tecnologici?
- Qual è l’impatto dell’agency dell’IA sulla comprensione dell’agire umano e dei suoi tratti fondamentali?
- Che ruolo svolge la corporeità nelle dinamiche di imitazione, riconoscimento e autonomia nella cultura digitale?
Occorre peraltro segnalare che la rivista ospita una sezione, eloquentemente denominata Fughe, che consente ampio margine di azione intellettuale e riflessiva senza richiedere una rigida adesione ai temi dichiarati della call. È quindi possibile proporre contributi che si muovano liberamente rispetto all’argomento centrale, in un dialogo più ampio con la filosofia critica e sociale.
Il progetto di pubblicazione è realizzato nell’ambito delle attività finanziate dal Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN): “L’agire morale tra imitazione e autonomia/Moral agency between Imitation and Autonomy”, codice progetto: UGOV 29883 CUP B53C24007940006, condotto congiuntamente dall’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e dall’Università degli Studi di Palermo.
Linee guida per la presentazione degli articoli
Gli articoli, per un limite massimo di 40.000 caratteri (spazi inclusi), accompagnati da un abstract di 1000 caratteri (in italiano e in inglese), devono essere inviati all’indirizzo e-mail fabrizio.vona@unipa.it entro il 15 settembre 2026 (in uno dei seguenti formati: .doc, .docx, .odt) in un unico documento che sia adatto alla revisione anonima (double blind peer review) e conforme alle norme redazionali. Sono particolarmente graditi contributi direttamente pertinenti alle linee di ricerca suggerite. Si accettano contributi in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo.