KANT. IL TEMPO INTERNO DEL MIGLIORAMENTO. Un paradigma del progresso storico?

4-5/2011, Dicembre ISBN: 9788890413650pp. 51 - 64

Abstract

All’interno della filosofia pratica elaborata da Immanuel Kant il tema dell’obbligazione morale, i postulati della ragione e le questioni del senso ultimo dell’agire umano presentano un particolare riferimento ad una struttura temporale che non possiamo circoscrivere all’orizzonte del tempo empirico, perché non ascrivibile alla dottrina del tempo come forma pura dell’intuizione sensibile e allo schematismo, esposta da Kant nella Critica della ragion pura 1. Sul tempo empirico kantiano grava un’ipoteca deterministica che esclude la libertà e il progresso morale verso di essa, e non ammette alcun genere di rivoluzione, sia essa intesa come spontaneità delle Revolutionen improvvise della metafisica – in cui è richiesta una causalità della ragione nel suo carattere intelligibile – sia come Revolution der Denkungsart, vale a dire come atto libero di scelta generata esclusivamente dal rispetto per l’imperativo categorico2. Il tempo kantiano dell’intuizione sensibile non consente, inoltre, l’elaborazione filosofica di un senso della storia umana, e dunque della dimensione propria della prassi, elaborata da Kant in diverse fasi del suo pensiero3. Proponiamo in questa sede di rintracciare un esplicito riferimento di Kant ad una dimensione temporale, prendendo in considerazione un singolo momento della sua elaborazione etica: il postulato dell’immortalità dell’anima tematizzato nella Critica della Ragion Pratica, e il suo legame alla peculiare nozione di progresso infinito. Analizzando questo momento della Postulatenlehre kantiana mostreremo l’emergere di una dimensione temporale non sensibile. Il soggetto kantiano, per sapersi morale, deve potersi pensare come un soggetto che non ha fine nel tempo sensibile: per pensarsi secondo questa forma dell’intelligibile egli postula una durata infinita della sua personalità. Con ciò si apre un orizzonte di senso immaginabile soltanto in un ‘futuro aperto’ e dilatato all’infinito: in questa dimensione temporale specifica trova senso l’esercizio morale di ogni individuo4.

  1. Nelle analisi kantiane della dimensione pratico-morale del soggetto emergono delle nozioni in cui appare il riferimento alle dimensioni temporali del presente, del passato e del futuro: si testimonia così la presenza, implicita o maggiormente esplicita, di una struttura temporale esclusiva del dominio etico che non ha a che fare con l’essere, bensì con il dover essere.
  2. Facciamo riferimento rispettivamente al capitolo «Storia della ragion pura» della «Dottrina trascendentale del metodo» della Critica della ragion pura, in cui Kant tematizza la storia delle rivoluzioni metafisiche, e alla Religione entro i limiti della sola ragione, in cui il paolino ‘cambiamento del cuore’ è interpretato come rivoluzione del modo di pensare.
  3. Si consideri l’intera ‘trasformazione morale’ che si evince nello sviluppo dell’indagine kantiana sulla storia: dall’idea di progresso legato ad un piano provvidenziale della natura della Idea per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico (1784), si perviene, con gli scritti Sul detto comune: questo può essere giusto in teoria, ma non vale per la pratica (1973) e Se il genere umano è in costante progresso verso il meglio (1797), alla definitiva formulazione kantiana dell’idea del progresso come dovere. Il senso della storia come luogo di una progressiva e complessiva realizzazione della morale umana implica una temporalizzazione dell’etica, vale a dire un’attribuzione di senso al tempo storico in vista del fine morale dell’intera umanità.
  4. La struttura temporale dell’accelerazione verso un ‘futuro aperto’ è strettamente legata all’aspetto regolativo della filosofia trascendentale di Kant: all’elaborazione del passato è concesso un tempo rapido, affinché si possa attuare il nuovo futuro di un tempo autentico, connotato qualitativamente, in conformità con il fine che resta il tratto costitutivo della razionalità pratica. Con Kant il progresso si contestualizza nella fondazione trascendentale: le condizioni della comprensione del progresso moralmente necessario sono allo stesso tempo le condizioni della sua realizzazione. Per una collocazione storica della coppia concettuale kantiana di progresso-accelerazione, rimandiamo a R. Koselleck, Accelerazione e secolarizzazione, Istituto Suor Orsola Benincasa, Napoli 1993.
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